mercoledì 24 giugno 2015

Come Stimolare il Fattore di Crescita Nervoso

Il Fattore di Crescita Nervosa fu scoperto da Rita Levi di Montalcini con l'aiuto del biologo Viktor Hamburger.

Innestando frammenti tumorali in embrioni di pollo osservarono il prodursi di un gomitolo di fibre nervose deducendone l'esistenza di un fattore chimico liberato dal tessuto ospite attivo sullo sviluppo dei neuroni.

Nel 1951 questa scoperta venne presentata alla New York Academy of Sciences in cui si cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita delle fibre nervose.

Il Fattore di Crescita Nervoso è una proteina essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti, in particolare nelle ghiandole esocrine.
Una ricerca condotta dall'Università di Pavia ha dimostrato che il livello di questa proteina è più alto all'inizio dell'innamoramento e molto più presente che in coppie consolidate o nei singles.

Probabilmente questa proteina determina l'euforia tipica dell'innamoramento che provoca uno scombussolamento anche a livello cerebrale, ma con effetti positivi dato che protegge le cellule nervose dal deterioramento.
Le applicazioni più promettenti attualmente sono quelle legate ad una possibile terapia dell'Alzheimer. I primi test sono stati fatti negli Stati Uniti dove il Fattore di Crescita è stato iniettato tramite un virus innocuo nel cervello per stimolare la formazione di neuroni nelle aree lesionate.

La molecola è stata sperimentata anche per curare le ulcere della cornea, mentre sono allo studio sperimentazioni contro la sclerosi multipla e la depressione.
Nel 2005 il Fattore di Crescita Nervosa è stato sperimentato dall'astronauta Roberto Vittori cono ottimi risultati nel controllo dello stress.

Quello che interessa a noi praticanti della bioenergia, è attivare le emozioni positive come gioia, amore, felicità, euforia durante l'esecuzione delle tecniche, in particolare nella Circolazione della Bioenergia attorno al corpo nel Circuito Primario.

lunedì 22 giugno 2015

Vedere Senza Occhi - Neuroscienze ed Ecolocalizzazione

L'ecolocalizzazione non è solo per i pipistrelli ed i delfini. Anche le persone possono attivarla. 

Alcuni non-vedenti hanno imparato ad usare l'ecolocalizzazione per raccontare la dimensione, la densità, e la struttura degli oggetti che li circondano, ed i ricercatori ritengono tutti possano imparare a farlo.

Un sottoinsieme della popolazione cieca ha capito come usare l'ecolocalizzazione per muoversi nel mondo. Fanno suoni con la lingua o schioccando le dita e percepiscono le onde sonore che ritorano rimbalzando sugli oggetti che li circondano. Si tratta di un'abilità appresa ed i ricercatori affermano che siamo tutti fisiologicamente in grado di acquisirla con la giusta formazione e pratica.

Tra questi vi è Daniel Kish (nella foto mentre va in bicicletta), capace di andare in mountain bike su percorsi scoscesi, campeggiare da solo nella natura selvaggia, nuotare, ballare ed è anche un abile cuoco. Daniel è senza occhi da quando aveva 13 mesi, dato che gli sono stati rimossi a causa di un retinoblastoma.

Si potrebbe pensare che l'ecolocalizzazione richieda un udito eccezionale, ma sembra che non sia necessario. Nel corso di un studio del 2011, i ricercatori hanno fatto un test dell'udito a due ciechi capaci di ecolocalizzazione e sono risultati in media con i vedenti. 

Quindi l'ecolocalizzazione non sembra basata sull'udito. Quando una persona cieca fa il rumore, il suono può tornare da un oggetto vicino in soli tre decimi di millisecondo. Troppo breve per sentire consapevolmente il divario tra il suono e l'eco, ma le parti del cervello coinvolte nella ecolocalizzazione possono non solo percepire il divario, ma acquisire una ampia varietà di informazioni come distanza, dimensioni, forma e natura dell'oggetto. Ciò avviene poichè sono coinvolte nell'ecolocalizzazione parti del cervello che vengono normalmente utilizzate per la visione.

Il neuroscienziato Mel Goodale ed i suoi collaboratori hanno scoperto questo fenomeno durante il loro studio nel 2011, quando la scansione cerebrale ha mostrato negli ecolocalizzatori una forte risposta nella zona visiva del cervello, allo stesso modo di quanto risponde alle immagini.
Gli scienziati hanno anche osservato come la stessa zona non era attivata quando persone vedenti o non vedenti non erano capaci di ecolocalizzare.
Ciò sembra indicare che l'apprendimento della ecolocalizzazione possa sostituire un tipo di ingresso (visione) con un altro (ecolocalizzazione).

Goodale e la sue equipe affermano che un ecolocalizzatore esperto possa trasmettere informazioni su consistenza, densità, forma e struttura di un oggetto, utilizzando le stesse aree del cervello che elaborano informazioni visive (la corteccia paraippocampale).

La percezione umana è molto più complessa di quanto abbiamo imparato a scuola e il cervello umano è molto più adattabile, di quanto si pensasse.

Il Controllo della Propria Mente

L'obiettivo dell'addestramento mentale del primo livello di Iniziazione all'Ermetica è il controllo della propria mente. L...