Alla scoperta dei Sumeri

I Sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir = colto, civilizzato, quindi "terra dei signori civilizzati") sono la prima popolazione sedentaria al mondo che possa essere considerata "civilizzata".
Il termine Sumero è in realtà il nome dato agli antichi abitanti della Mesopotamia dai loro successori, il popolo semitico degli Accadi. I Sumeri, (o Shumeri da Shumer) infatti, chiamavano se stessi sag-giga, letteralmente "la gente dalla testa nera" e la loro terra Ki-en-gir.

Erano rappresentati da una etnia della Mesopotamia meridionale (odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 4000 a.C.) fino all'ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.).
La loro scrittura cuneiforme sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura e compare attorno alla fine del IV millennio a.C.

La terra di origine dei Sumeri resta ancora oggi sconosciuta, ma di una cosa si è certi, i Sumeri non erano una popolazione di stirpe semitica. Oltre a questo è ben noto che essi non furono né il primo né l'unico popolo ad abitare le terre fra il Tigri e l'Eufrate, ma che presero il posto, o meglio si integrarono, con i complessi culturali di 'Ubaid e di Uruk, gente semita che già abitava queste terre e aveva raggiunto un discreto sviluppo tecnologico e organizzativo.

La Mesopotamia, il territorio dove si sviluppò la cultura sumerica, ha dei confini abbastanza precisi: a nord è separata dall'Anatolia dal massiccio del Tauro che raggiunge i 3500 metri, ad est dalla catena degli Zagros che supera i 5000 metri con il monte Ararat, ad ovest è delimitata da steppe e deserti e, infine, a sud dal golfo Persico.
Quest'ultimo nel corso dei millenni si è ritirato e le rovine di alcune città che prima sorgevano sulla costa, oggi si trovano a diversi chilometri dal mare.

La particolarità di questa regione sono i due fiumi, il Tigri e l'Eufrate, che attraversano tutta l'alluvio mesopotamico, fino a congiungersi alla foce nella zona paludosa dello Shatt-el-Arab, prima di gettarsi nel golfo Persico; anche il corso di questi due fiumi si è modificato nel corso dei millenni, soprattutto l'Eufrate che si è spostato verso occidente.


A partire dal 2900 a.C. i Sumeri erano divisi in varie città-stato indipendenti, che esercitavano il loro potere su un territorio di circa 30 km di diametro e i cui confini erano solitamente definiti da canali. I due edifici più importanti di ogni città erano il tempio, solitamente dedicato ad uno specifico dio, e un "palazzo", sede del potere "statale".

La centralità del tempio è evidente fin dagli esordi della civiltà sumerica (fase di Uruk; ca. 3500 a.C.), essendo inizialmente sia centro religioso che economico ed organizzativo.
In particolare nel tempio, oltre alle cerimonie religiose, venivano raccolte ed amministrare le eccedenze alimentari grazie alla presenza di magazzini, archivi ed ambienti di lavoro.

A partire dal periodo proto-dinastico, il tempio, però, inizia a perdere il suo ruolo centrale per quanto concerne il potere decisionale ed organizzativo a scapito del palazzo, nonostante continui a mantenere le sue funzioni religiose e anche quelle economiche. Questo fu un avvenimento di grande importanza: da una classe dirigente "sacerdotale", tendenzialmente "anonima" in quanto rappresentante del dio e che quindi non necessitava di legittimazione, si passò ad una classe dirigente "laica", che aveva invece la necessità di legittimare e affermare il proprio potere di fronte agli occhi del popolo e agli altri pretendenti al potere.

Le varie città-stato, controllavano un territorio che si estendeva anche al di fuori delle mura, integrando i villaggi circostanti. La popolazione dei villaggi doveva contribuire all'accumulazione degli alimenti cedendo una parte della produzione agricola e fornire mano d'opera (corvée) oltre che militare in caso di bisogno.

Ogni città era governata da una dinastia locale (bala) e i termini usati per indicare il regnante variano da città a città.
Ad esempio il termine en, con significato di "gran sacerdote", è utilizzato ad Uruk, il termine ensi, con significato di "fattore del dio", a Lagash, il termine lugal (letteralmente "uomo grande") con significato di "re", nelle città di Ur e Kish.

Questi termini hanno significati e sfumature diverse che rispecchiano le diverse ideologie alla base del potere. Il termine en evidenzia in modo chiaro che all'inizio il potere era nelle mani del tempio e come questo sia ancora, in alcune città, una forte presenza; il termine ensi sta ad indicare che il dio ha concesso la fiducia a quella specifica dinastia nel governo della città; infine il termine lugal sottolinea la nascita di una regalità "laica", dove il re assume caratteristiche e qualità più umane.

Le prime due titolature sono presenti anche nelle epoche più antiche (fase di Uruk e Gemdet Nasr; ca. 3500-3000 a.C.) mentre il termine lugal appare solo a partire dal periodo proto-dinastico quando, per l'appunto, si assiste alla nascita del "palazzo".

Il termine lugal non deve comunque ingannare: il re resta ancora subordinato al dio ed ogni sua azione è legittimata dal volere divino: senza il consenso della divinità ogni azione è destinata a fallire. La regalità è perciò donata dagli dei e i re sono amministratori di un territorio e una popolazione che comunque appartengono alla divinità.
Il termine lugal, quindi, più che descrivere una regalità laica, che nega o si distacca dalla religione, vuole sottolineare la necessità da parte del "palazzo" di mettere sotto controllo e subordinare il tempio e le sue attività rispetto a quelle del palazzo.

(estratto da wikipedia)

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